venerdì 3 marzo 2017

AL TELEFONO CON LO SCRITTORE

Cari amici pensavate che fossi andata in vacanza? Magari! Invece no.
Presto una serie di interviste MAI VISTE ... e infatti riguarderanno gli scrittori, il loro rapporto con l'amato o odiato telefonino e i libri che scrivono o vorrebbero aver scritto. Consigli di uso e abuso telefonico, aneddoti, figuracce, fatti e fattacci loro.
Insomma faremo due trilli e chi vorrà risponderà.

giovedì 2 febbraio 2017

La fortuna di avere amiche come Francesca, ovvero "divagazioni sulla Torta di Mele della signora in rosso"


Cari lettori non tutte le blogger hanno la fortuna di avere amiche che inventano torte e mandano pure la ricetta!
Adoro  queste  dolcissime scrittrici che un po' Nonna Papera con la penna, un po' Pellegrino Artusi nello stile, ci deliziano e divertono in queste serate d'inverno.
Oggi protagonista è la mela, anzi qualche meluzza raggrinzita e la creatività di 
Francesca Montomoli  che è una autrice poliedrica. 
Non lasciatevi incantare dalla sua torta, o dal fatto che chiamo Nonna Papera me e le mie amiche scrittrici cuoche, Francesca ha scritto una raccolta di racconti molto ruggente dedicata a Enzo Ferrari e alla sua passione per la formula rossa: 
LA FATA NEL VENTO





Torta di mele a modo mio
di Francesca Montomoli


Essere una cuoca non particolarmente dotata e avere la mania della sperimentazione potrebbe rivelarsi una miscela esplosiva… ma anche no, come dicono i miei amici romani. E allora, quando le cose vanno bene, perché non condividere con altre amanti delle avventure fra i fornelli?
Primi piatti e torte sono le portate che meglio rispondono alla mia fantasia e dunque, dopo avervi raccontato alcuni esperimenti salati oggi mi dedico al dolce, giusto perché non mi rassegno all’idea che l’Epifania tutte le feste si porti via.
Occupiamoci dell’ingrediente principe, la mela, e scegliamola con cura. Anzi, no. Perché l’idea è nata proprio da 4 meluzze raggrinzite, rimaste rincantucciate in un angolo del cesto per la frutta dopo essere state surclassate dalla profusione di arance, clementine e frutta secca, più o meno esotica, che l’ha fatta da padrona durante le feste appena trascorse. Si dà il caso che questo sia uno dei meravigliosi casi in cui le rughe non sono un problema ma un valore aggiunto perché, trattandosi di mele renette, la buccia raggrinzita ci dice che la polpa s’è fatta soda e dolce e particolarmente adatta alla preparazione di torte e strüdel.
Ma procediamo con ordine.
Ingredienti:
·         4 mele renette piccole e meglio se raggrinzite
·         4 uova 
·         5 cucchiai colmi di farina di tapioca
·         5 cucchiai di zucchero grezzo di canna
·         2 cucchiai colmi di zucchero a velo vanigliato
·         ½ litro di latte di mandorle
·         3 cucchiai di mandorle a scaglie
·         2 dischi di pasta sfoglia
·         panna da montare (tradizionale o vegetale secondo la propria preferenza)
·         una tortiera a bordi alti e sganciabili, particolare questo di primaria importanza che vi consentirà di non perdere le staffe e non acciaccarla sformandola come è capitato a me (vedi foto)
Iniziate separando i tuorli dalle chiare che terrete da parte e monterete in seguito. Mettete dunque i tuorli in una casseruola con lo zucchero di canna e sbatteteli energicamente con un cucchiaio di legno fino a quando il composto risulterà ben gonfio e spumoso, a questo punto incorporate la farina di tapioca e, sempre a freddo, il latte di mandorle amalgamando il tutto molto bene.
Trasferite la casseruola sul fuoco e portate a cottura la crema senza mai smettere di girarla. In questa fase consiglio vivamente di abbandonare il cucchiaio di legno per una frusta perché la tapioca è un ottimo addensante e vi sorprenderà conferendo rapidamente alla vostra crema una consistenza molto decisa. L’uso della frusta eviterà la formazione di grumi e l’umiliazione di dover ricorrere allo sbattitore elettrico per rimediare al guaio... Trasferite la crema in una scodella capiente e lasciatela raffreddare, magari immergendo il contenitore in acqua fredda per accelerare un po’ i tempi.
Nel frattempo nettate le mele da buccia e torsoli e tagliatele a fette dello spessore di circa un centimetro. Imburrate e infarinate la tortiera o, più semplicemente, foderatela col primo disco di pasta sfoglia completo della sua carta forno (se, come me, non siete avvezze a prepararvela da sole). Punzecchiate il fondo con una forchetta e proseguite adagiandovi le fette di mela come più vi piace.
Montate ora le chiare a neve fermissima con lo zucchero a velo e incorporatele alla crema, che nel frattempo dovrà essersi raffreddata alquanto, mescolando con un movimento dall’alto in basso delicato e regolare. Ne risulterà un composto morbido e gonfio, molto invitante. Consiglio numero due: resistete alla tentazione di assaggiarlo o non vi resterà niente con cui completare la preparazione della torta, rovesciatelo invece con grazia sulle mele, cospargetelo con le scaglie di mandorle e chiudete lo scrigno del tesoro con il secondo disco di pasta sfoglia. Ripiegate i bordi cercando di saldarli bene con la pressione delle dita, punzecchiate la superficie, coprite con la carta oleata e infornate a 180° per 30/40 minuti sorvegliando la cottura. Trascorso questo tempo e verificata la perfetta cottura della sfoglia, scoprite la torta e lasciate che prenda un leggero colore dorato.
Sformate a raffreddamento completato, decorate con panna montata e chicche a piacere (con più raffinatezza e abilità di quanta ne abbia sfoggiata io) e… leccatevi le dita!
A presto!
Vostra affezionatissima Francesca




lunedì 23 gennaio 2017

Scrivere libri è come piantare lo zafferano



Durante una cena tra amici si parlava di colture più o meno redditizie. Tra tante qualcuno nominava lo zafferano. Subito è stato interrotto da un esperto in materia che ci ha spiegato la difficoltà non solo di coltivarlo, scegliendo il terreno giusto, raccoglierlo a mano, essiccarlo ecc...ma sopratutto commercializzarlo, cioè venderlo.
Ci si chiedeva: ma come?! Lo zafferano è costoso, molto richiesto...Ci ha risposto che in realtà non c'è una cooperativa di raccolta dalle nostre parti, e che ancora si deve fare tutto da soli: in pratica coltivare, raccogliere essiccare, confezionare e vendere da soli. Sfondare il mercato con la tua microazienda, questo rende tutto molto difficile.
Ho cominciato a ripetermi in testa: da soli. Tanta difficoltà e poi: da soli. SOLI.
E allora ho messo in relazione l'attività dello scrittore in Italia, uno scrittore medio (non uno estremamente famoso da avere ai suoi piedi l'ufficio stampa) con la coltivazione dello zafferano.
Uno bravo, con un bel romanzo su un argomento magari prezioso o molto ricercato, frutto di sacrifici e duro lavoro, Un romanzo limato bene, essiccato come lo zafferano. Un romanzo che alla fine del processo, viene lasciato solo insieme al suo coltivatore/scrittore.
In effetti l'autore, seppure supportato da una casa editrice per la confezione delle bustine, ops, del libro, deve di fatto fare tutto il lavoro di commercializzazione e vendita da solo. In pratica è imprenditore di se stesso, una voce che grida inascoltata, senza un progetto di commercializzazione o consorzio di raccolta, una piattaforma condivisa di strategie di marketing, una rete di supporto che non sia solo tecnico. Manca il  meglio perché il libro si venda, manca la visibilità. A che serve avere un bel romanzo, magari un'eccellenza, se rimane confinato nelle pieghe dell' anonimato o il piccolo negozio sotto casa? Faranno risotti gialli gli amici e i parenti, magari qualche blogger e poi? Poi ti chiedi se sia giusto lavorare tanto solo per passione, per raccogliere all'alba quei fiori dai pistilli rossi e dorati, per eccitarti e stordirti di bellezza e profumo davanti a prati viola sconfinati. Te lo chiedi e richiedi tante volte, ti deprimi nel non vedere amato quello che tu tanto ami e vorresti smettere, ma poi? Poi ricominci a coltivare.


lunedì 2 gennaio 2017

SOTTO L'ALBERO di NATALE con Marco Proietti Mancini, autore de "La terapia del dolore" Historica Edizioni, Anno 2016


con 
MARCO PROIETTI MANCINI
e
La terapia del dolore
Historica Edizioni
2016


“Può il dolore diventare una cura per il cinismo, l'indifferenza? Marco Proietti Mancini prova a rispondere a questa domanda raccontandoci la perdita di ogni certezza in un uomo che - a causa di un evento apparentemente catastrofico - si ritrova a galleggiare in un mondo isolato e distaccato, sospeso tra i ricordi di una vita che non è stata vissuta fino in fondo, i rimpianti di tutte le occasioni perse e il ritorno di speranze che credeva perdute. Attraverso questa esperienza tornano alla luce emozioni soffocate per troppo tempo, si cancellano le difese erette per proteggersi da ogni sofferenza interiore e il protagonista del romanzo si trova a riscoprire la capacità di sentire e vivere pienamente, trasformato nel corpo e ancora più nell'anima.”


           


           Come è il tuo rapporto con il Natale?
1)      Presepe o albero, perché?
Presepe (o Presepio; finalmente la Crusca ha fatto chiarezza, sdoganando entrambi i termini come corretti) finché i miei figli sono stati piccoli e allestire il Presepe era un modo anche di giocare insieme, condividendo la realizzazione e la fantasia che servivano per farlo bello. Io continuo a preferirlo, ma ho una moglie che – ahimé – preferisce l’albero e da quando i ragazzi non mi sostengono più ho dovuto cedere e in casa facciamo solo l’albero. D’altra parte c’è un vecchio detto che afferma “In casa il padrone sono io, ma chi comanda è mia moglie.”
Comunque nelle scatole ci sono ancora tutti i pezzi, comprese delle statuine ereditate dai miei genitori, che a loro volta le avevano ereditate dai loro.
2)      Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché? Raccontaci un aneddoto natalizio:
Adesso penso che sia una meravigliosa invezione marketing, Babbo Natale – come personaggio – esiste da relativamente poco tempo e ha un’iconografia che abbiamo acquisito dalla cultura anglosassone che a sua volta l’ha adottata prendendola in prestito da una figura fiabesca del nord Europa.
A Babbo Natale non credo più da tanto, ma credo ancora – con tutto me stesso – allo spirito del Natale, alla voglia e alla determinazione di farlo vivere per un anno intero e non solo per due giorni o poco più. Credo che il vero dono che il Natale possa portare con sé sia questo, senza bisogno di ricorrere a iconografie commerciali o filosofie religiose. Non è un caso che sul Natale io abbia scritto un sacco di racconti, sotto forma di storie o di letterine al Bambino; quelli sono i miei aneddoti migliori, compresa la storia del temutissimo pigiamino che qualche zia mi metteva sempre davanti al posto dei giocattoli, e io non riuscivo a mascherare tutta la mia delusione di bambino.
3)      Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri?
Sì, mi piace fare i regali e non solo a Natale, mentre riceverne mi imbarazza tantissimo, mi pare sempre di ricevere un premio che non ho meritato. In assoluto mi piacciono le sorprese, da fare e da ricevere, la mancanza di premeditazione e di organizzazione. Il vero regalo è più nello stupore, nell’inatteso, che nell’oggetto ricevuto in sé.
4)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata?
No, non particolarmente amo ricevere libri in regalo, perché un libro – quando prende, quando assorbe e piace – diventa un’estensione di sé stessi. Quindi donare libri è una grande responsabilità, un libro “sbagliato” se possibile è una delusione ancora più grande del pigiamino di cui sopra. Di libri “sbagliati” ne ho ricevuti tanti, di libri “giusti” pochissimi. Meglio non farsi nemici dichiarando quali, in un senso o nell’altro.
5)      Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale?
Il mio ultimo romanzo è “La terapia del dolore”; consigliarlo come regalo è una responsabilità grande ancora più che regalarlo, proprio per quel che ho appena risposto sopra.

6)      Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto?
Il mio romanzo parla di una rinascita, del ritorno da una sofferenza immensa e improvvisa, che obbliga il protagonista al dolore di una nuova nascita. Forse tema più natalizio di questo non c’è. Preferisco dire a chi non è adatto, perché come tante delle storie che provo a raccontare è un romanzo che coinvolge l’anima del protagonista e ne racconta le sofferenze e le speranze più profonde e intime, se qualcuno è passato per un dolore forte, atroce, che gli ha sconvolto l’esistenza, meglio leggerlo poche pagine alla volta, per evitare di rivivere le proprie sofferenze.
7)      Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia?
Mi è piaciuto molto, ma solo per rinnovare la comunione tra me e le mie parole, per inventare una vita vera e complessa. Mi è piaciuto molto scriverlo semplicemente perché se non fosse stato così, non l’avrei scritto. Non ho obblighi contrattuali che mi vincolano a una produzione obbligata, scrivo quello che voglio, quando voglio, semplicemente proprio perché mi piace scrivere. Anche questa storia, come nel precedente “Oltre gli occhi” è nata dal desiderio di esorcizzare una paura, mettere su carta quel che vorrei non mi succedesse mai.
8)      Ci doni un piccolo l’incipit che ci lasci la voglia di leggere?
“Giada mangia un panino a piccoli bocconi, stacca con la punta delle dita dei minuscoli pezzi di pane e prosciutto e li porta alla bocca, masticandoli lentamente, come se gustasse da ogni particella che mette in bocca tutta l’essenza che può venirle, come se volesse trattenere dentro di sé ogni atomo di energia, di nutrimento che può prendersi dal cibo.”
9)      Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, con cosa lo accompagneresti? Cioccolata calda o the? Caffè o camomilla? Biscotti o torta? Panettone o Pandoro?
Cantuccini e Vin Santo, si può?




Volete sapere di più sull'affascinante autore Marco Proietti Mancini?

BREVE BIO
Marco Proietti Mancini è nato a Roma nel 1961.
Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo – “Da parte di Padre” – successivamente pubblicato in una nuova edizione eBook a ottobre 2013 da “Edizioni della Sera”. Rieditato nuovamente in cartaceo a settembre 2015.
A settembre 2012 è uscita la raccolta di racconti “Roma per sempre” (Edizioni della sera) e a ottobre 2012 il libro fotografico “Roma, Caput mundi?”  un volume a tiratura limitata e distribuzione privata pubblicato per beneficienza, di cui ha curato i testi. A gennaio 2013  seconda edizione di “Roma per sempre” con l’aggiunta di altri racconti.
Nel marzo 2013 con il racconto “Ciao mamma” ha partecipato all’antologia “NESSUNA PIU’ ” (Elliot Edizioni) curata da Marilù Oliva; quaranta autori italiani hanno scritto storie di femminicidio  – i proventi delle vendite del libro sono stati destinati al Telefono Rosa. Nello stesso mese di marzo 2013 è uscito il suo secondo romanzo – “Gli anni belli” (Edizioni della Sera).
A settembre 2014 è uscito il suo terzo romanzo “Oltre gli occhi” – con l’editore “Giubilei Regnani”, a dicembre 2014 la raccolta di tre racconti lunghi “Storiacce Romane” (Historica Edizioni) che contiene il suo “Mi chiamo Antilope”.
A settembre 2015 è uscito il romanzo “Il coraggio delle madri” (Edizioni della Sera) che prosegue il ciclo iniziato con “Da parte di Padre” e “Gli anni belli”.
Ha curato la raccolta di racconti illustrati “Romani per sempre” (AAVV) per il Marchio Editoriale Roma per Sempre, pubblicata a dicembre 2015.
Da maggio 2013 fa parte della giuria  del concorso letterario “Città di Subiaco” in occasione della manifestazione “Fieramente il libro”; esperienza replicata nel 2014, 2015 e 2016 come componente della Giuria Tecnica di selezione delle opere.
Alcuni suoi racconti sono presenti in varie antologie e raccolte. Suoi articoli e recensioni sono presenti sui portali Cultora.it e Liberarti.it







Io ancora non ho letto il libro ma conosco la scrittura di questo autore molto acuto, e nello stesso tempo ricercato. Marco è capace di farci riflettere su quello che abbiamo davanti tutti i giorni con semplicità e preziosità, senza mai annoiare e questo non è facile.


sabato 31 dicembre 2016

SOTTO L'ALBERO di NATALE con PAULINA B. LAWRENCE, autrice de " SETTE GELSOMINI " YouFeel Rizzoli, 2016


con Paulina B. Lawrence


PAULINA B. LAWRENCE
SETTE GELSOMINI
 YouFeel Rizzoli
2016
Breve sinossi a cura dell’autrice
 Ci sono anime che il destino ha legato per sempre. Anime il cui amore può superare ogni ostacolo. Jasmine si è appena trasferita a Seaville nella casa sulla spiaggia ereditata dai nonni, quando una mattina ritrova sul fondo del mare quello che ha tutta l’aria di essere un antico pegno d’amore: un medaglione d’argento che porta incisi sette gelsomini intrecciati. Di lì a poco Jasmine scopre altri gioielli con il medesimo motivo floreale esposti nella vetrina di un negozio della città. L’indagine sulla storia e la provenienza del medaglione porta Jasmine a conoscere Joe, un uomo tanto enigmatico quanto affascinante. Tra i due si fa sentire fin da subito un’attrazione fortissima, quella fuori dal comune: ancestrale, carnale, prepotente. Ciò che ancora Jasmine e Joe non sanno è che i loro destini sono uniti da una mano invisibile che si muove attraverso i secoli: tra sogni rivelatori, misteriosi echi di un passato stranamente famigliare, eventi che si legano al ciondolo con incisi i sette gelsomini, la crescente attrazione che li unisce troverà un nuovo e profondo significato.


1)      Come è il tuo rapporto con il Natale? A me il Natale piace soprattutto come scusa per festeggiare e addobbare casa, ne sento ancora la magia e l’atmosfera, anche se ritengo che negli ultimi anni in realtà come festività religiosa abbia perso di senso, e sia rimasta più che altro una festività social-commerciale, sia in senso buono che in senso cattivo.
2)      Presepe o albero, perché? Albero, perché sono italo-america, e perchè…mi piace di più. Non c’è mai stato il presepe a casa dei miei quando ero bambina…sempre e solo l’albero di Natale. Ho amici presepisti, e non li capisco…
3)      Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché? Raccontaci un aneddoto natalizio. Dai, credere a Babbo Natale… sarebbe bello…ma siamo adulti…So perfettamente che non esiste, ma la magia della slitta trainata dalle renne la percepisco in ogni caso…Comunque, ti faccio ridere: fino a 16 anni avevo paura della Befana…Credevo sia a Babbo Natale che alla Befana, ma di quest’ultima avevo paura, temevo di incontrarla di notte se mi fossi alzata per fare pipì, così me la trattenevo fino a mattina...
4)      Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali?Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri? Mi piacciono i regali, se fatti con il cuore, sia quelli dati che quelli ricevuti. Preferisco le sorprese, però che rispecchino i gusti di chi riceve i regali…soprattutto se quella che riceve sono io!
5)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata? Leggo solo quello che scelgo io. Tassativo. Mi hanno regalato libri in passato, li ho anche letti, ma non è la stessa cosa. Un libro è come un vestito da indossare, ti deve calzare a pennello prima di decidere di leggerlo…
6)      Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale? Il mio romance si intitola Sette Gelsomini. Lo consiglierei perché è un romance un po' fuori dai canoni: non c’è la solita tipologia di trama, non contiene banalità. Sette Gelsomini è un romance erotico-esoterico che ti porta in un mondo dove il sovrannaturale diventa reale, e che ti fa vivere una doppia storia d’amore profondo, ancestrale, indistruttibile, e sensualissimo. Non posso svelare di più!
7)       Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto? Di particolare, come dicevo sopra, ha quasi tutto: all’erotismo si lega insolitamente l’esoterismo, che potete ritrovare nelle ricorrenze occulte e meno occulte del numero sette. Anche le mie scene erotiche sono comunque diverse dai soliti clichè, non c’è pesantezza non c’è volgarità, sono adatte ad un pubblico adulto ma sono gradite anche dalle persone più sensibili. E’ letto con piacere sia dagli uomini che dalle donne. In due parole, come ho scritto nella mia pagina Facebook: Se leggete Sette Gelsomini solo come un romanzo d'amore vi piacerà e vi farà sentire bene; se lo leggete come romanzo erotico, la vostra percezione del corpo e del sesso si arricchiranno; se poi vi dedicate anche alla lettura della vena esoterica e provate a trovare tutte le occorrenze del numero sette nel romanzo, sia quelle esplicite che quelle mascherate, allora andrete ben oltre la lettura superficiale e vi divertirete pure.
8)      Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia? Mi è piaciuto un mondo scriverlo. La storia ce l’avevo già confezionata dentro di me, ma non lo sapevo neanche io…Tutto è nato per gioco, avevo deciso che volevo provare a scrivere un romance per mandarlo ad un editore, ed avevo scelto Rizzoli. Non avevo mai scritto romance prima, anche se scrivo da quando ho tenuto la prima penna in mano…però scrivo d’altro. Mi era venuta voglia di confrontarmi con un genere che non avevo mai trattato, per mettermi alla prova. Alla fine mi è piaciuto talmente tanto scriverlo che ne ho già iniziati altri due, e Sette Gelsomini è piaciuto tanto anche alla Rizzoli che ha deciso di pubblicarmelo nella collana YouFeel.
9)      Ci doni un piccolo estratto o l’incipit che ci lasci la voglia di leggere? Certo! Con piacere, ti lascio un estratto del primo capitolo: […]Era entrata in possesso di un ciondolo d’argento, di fattura antica, adesso un po’ incrostato, ma dopotutto ancora in buone condizioni: un medaglione ovale appeso a una catenina anch’essa d’argento, o almeno così le sembrava.
Si capiva che avrebbe potuto aprirsi, ma le due facciate dell’ovale erano leggermente schiacciate e questo le rendeva un po’ resistenti. Su una delle due era inciso un motivo: un gelsomino centrale, contornato da altri sei, in tutto sette gelsomini intrecciati.
Jasmine ebbe un brivido che le fece per un momento dimenticare l’estate bollente e la nuotata di pochi minuti prima: sette gelsomini, e le sei chiamava Jasmine, Gelsomina. Che coincidenza, pensò. Era proprio lì per me, questo gioiello bellissimo. Più lo guardava e più le sembrava bello. Di manifattura delicata, molto femminile, non avrebbe saputo dire perché, ma le sembrava creato e inciso da una mano innamorata.
Chissà cosa conteneva. Nella remota ipotesi che ci fossero state dentro delle foto, ormai sarebbero state sicuramente rovinate dal tempo o dall’acqua di mare che forse vi era penetrata. Se non foto, magari voti d’amore, chissà.
Stringendo il ciondolo tra le mani, si ricordò all’improvviso di essere ancora nuda, anche perché sentiva di non essere più sola, come se ci fosse qualcuno a osservarla.
Sollevò lo sguardo e lo vide per la prima volta.[…]
10)  Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, con cosa lo accompagneresti? Cioccolata calda o the? Caffè o camomilla? Biscotti o torta? Panettone o Pandoro? Uhm, direi torta al cioccolato e peperoncino, e una tazza di te alla vaniglia!




Volete sapere di più su questa autrice misteriosa?
Mi chiamo Paulina B. Lawrence, ho 43 anni, sono italo-americana, mangio vegetariano e vivo inella splendida Sardegna già da alcuni anni. Laureata in letteratura, sono da sempre appassionata di scrittura creativa. Mi piace scrivere romanzi erotici che si distacchino dai cliché di genere a cui siamo abituati…
Fondamentalmente scrivo d'amore per ispirare le persone ad amarsi...oltre al piacere narrativo, desidero che i miei lettori trovino, o ritrovino, grazie alle mie parole scritte, la voglia di fare l'amore.
C’è bisogno di storie d'amore vero, di amori che durino, che siano profondi…in questi tempi confusi e veloci, credo che ci sia bisogno di esempi positivi sull’amore, e io voglio essere parte di una corrente narrativa in cui gli intrecci amorosi ed erotici sfocino, seppur dopo mille intrighi e intrecci vari, in qualcosa di positivo, che dia un senso alla vita ampliandola, arricchendola, producendo un senso di soddisfazione a tutti i livelli.


venerdì 30 dicembre 2016

SOTTO L'ALBERO di NATALE con VANESSA NAVICELLI autrice de "Mina e il Guardalacrime"

con Vanessa Navicelli 
e una fiaba 



MINA E IL GUARDALACRIME
    VANESSA NAVICELLI
               Autrice indipendente  Dicembre 2016

                                         Link per acquisto Amazon:  http://tinyurl.com/zke7p4f

Breve sinossi a cura dell'autrice:

Avete mai pensato al valore di una lacrima? Forse è ora di cominciare…
Mina è una piccola lacrima in fuga, perché stanca di portare solo dolore a tutti quelli che incontra.
In cerca di una pozzanghera in cui buttarsi, inizia una storia di viaggio e di scoperta, durante la quale farà incontri strabilianti e bizzarri!
Intanto, il saggio Guardalacrime, esclamando “perbacco, mi metterà nei guai!”, inizia la sua ricerca e… La ritroverà?
Una storia che affronta il tema delle emozioni  e che ci ricorda quanto sia importante non fermarsi alle apparenze. Imparare ad apprezzare se stessi e i propri talenti. Confidarsi con chi ci vuol bene.
Mina e il Guardalacrime inaugura la collana delle Fiabe Bonbon. Fiabe “buone”, di nome e di fatto. Piccole e dolci come i bonbon.
Magia, poesia e tenerezza (a volte un pizzico di umorismo) sono le caratteristiche di queste storie, che possono far leva anche su lettori più adulti.  
Dai 4 anni. E per tutti quelli che hanno un cuore aperto alla magia.
Accompagnata da 8 tavole a colori illustrate a mano e illustrazioni a computer.



1)      Come è il tuo rapporto con il Natale?

Io ADORO il Natale! [So che non è bene abusare del maiuscolo, ma in questo caso era indispensabile.] Sono una specie di elfo festoso. E non è perché io abbia figli piccoli o fratellini… insomma, bambini strettamente attorno. No, no. Nessun bambino a parte quello che è in me.
Mi piace tutto del Natale. Il clima che si respira, la voglia di stare assieme, gli addobbi (nelle case e per le strade), le luci, le musiche, i libri, i film, la neve quando c’è... Tutto.
Amo talmente tanto il clima natalizio che tengo in casa gli addobbi di Natale tutto l’anno. Sì, sì, hai capito bene. Se vieni a trovarmi a luglio, trovi i festoni rossi, Babbi Natale, fiocchi di neve luccicanti di varie dimensioni, pupazzi di neve decorativi, angioletti, alberello e peluche vari che cantano e ballano, boule de neige, ghirlande e le luci dorate intermittenti.
Piccolo aneddoto. Le luci me le ha messe, in tutto il soggiorno, un mio carissimo e paziente amico, qualche anno fa a… ad agosto. Io avevo preparato anche le musiche di Natale, per creare la giusta atmosfera. Ma lui mi ha guardato e, indicando il termometro che in casa segnava tipo 28 gradi, mi ha detto: “Spegni ’sta musica o me ne vado in un nanosecondo!”
Lo so che a molti il Natale pesa e non vedono l’ora che passi, perché si sentono costretti a tutta una serie di rituali che la società impone (ad esempio le infinite cene aziendali o quelle con parenti lontanissimi che nemmeno sopporti, e i regali a persone a cui senti di doverli fare solo per obbligo, non per piacere). Ecco, per me non funziona così. Non dovrebbe funzionare così per nessuno! Il Natale è una festa da dedicare alle persone a cui vuoi bene, con cui stai bene sul serio. Tutto il resto è fuffa. Se faccio regali, se faccio auguri, se vedo amici… è perché sento la gioia del farlo.

2)      Presepe o albero, perché?
Da piccola, entrambi. Sono cresciuta in collina e mio padre, quand’era il momento, andava a prendermi il muschio per il presepe. Poi lo facevo con mia mamma (che aveva/ha decisamente più pazienza). L’albero lo facevamo subito dopo. Enorme, addobbatissimo. E finite le Feste lo piantavamo in giardino (infatti, più che un giardino, i miei ora hanno un piccolo boschetto davanti casa).
Adesso che vivo in un appartamento in città, non ho lo stesso spazio e ho dovuto cambiare tradizioni. Come dicevo all’inizio, addobbo tutta la casa più che posso, ma non ho più lo spazio per un albero che arrivi al soffitto…

3)      Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché? Raccontaci un aneddoto natalizio
Caspita, ho anche un grembiule rosso con pettorina e la scritta: “Credo in Babbo Natale!” E ogni volta che rivedo “Miracolo nella 34ª strada”, mi vien voglia di affacciarmi al balcone e gridarlo.
Sinceramente, penso di crederci più oggi di quand’ero bambina. Forse oggi che sono adulta… ho più bisogno di crederci.
Un aneddoto? Be’, più che un aneddoto è un ricordo molto forte. I miei Natali da bambina hanno tutti il sapore degli agnolotti, del sugo e della gallina in brodo preparati in casa da mia nonna e dalla mia prozia, che abitavano con noi. Oggi loro due non ci sono più e il senso vero di quei sapori se n’è andato con loro.

4)      Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri?
Mi piacciono i regali che comunicano affetto. Che fanno capire che sono stati pensati davvero per te. Quand’ero più piccola, davo suggerimenti e anche molto chiari; ora no, la sorpresa va benissimo.

5)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata?
Un regalo che mi viene dato con affetto mi rende sempre e comunque felice. Non c’è una tipologia che escludo a priori. Quindi sì, anche i libri vanno bene.
Libri che non sono riuscita a leggere ce ne sono, certo. Ma siccome si tratta di autori viventi e siccome siamo sotto Natale… ecco, magari non dico i nomi!
Un libro che invece mi è stato regalato ed è stato una bella sorpresa (perché non lo conoscevo) è “Il Vangelo secondo Biff, amico d’infanzia di Gesù”, romanzo di Christopher Moore. Arguto, umoristico, originale, molto ben scritto. 

6)      Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale?
È una fiaba illustrata e s’intitola “Mina e il Guardalacrime”. Per lettori dai 4 ai 100 anni.
Inaugura una nuova collana: la collana delle Fiabe Bonbon.

7)       Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto?
Credo non ci sia niente di meglio per passare il Natale di una fiaba da leggere in famiglia.
È adatta sicuramente ai bambini. Ma anche agli adulti che hanno ancora un cuore aperto alla magia, che sanno sognare, che non hanno perso di vista la poesia e lo stupore del bambino che tutti, da qualche parte, abbiamo ancora dentro.

8)      Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia?
Dare un piccolo contributo al mondo delle fiabe mi rende felice. Amo davvero scrivere storie per bambini che possano piacere anche agli adulti.
In quanto alla nascita della storia… Io piango tantissimo. [Detto così, sembra quasi me ne voglia vantare. No, è solo una presa di coscienza della situazione.] Se sono felice, se sono triste, se sono arrabbiata. Se qualcuno è gentile, se qualcuno è sgarbato. Se leggo un bel libro, vedo un bel film, ascolto una bella musica. Se qualcuno mi racconta una bella storia. A volte penso che il motto del mio subconscio sia: “C’è sempre un buon motivo per piangere!”
Ovviamente (come si deduce anche dalle situazioni che ho elencato) ci sono vari tipi di pianto. Ce ne sono tantissimi, in effetti. Di dolore. Di commozione. Di felicità. Di rabbia. Di stanchezza. Di frustrazione. Tanti altri. E io li frequento tutti in abbondanza!
Quindi... forse era naturale che prima o poi scrivessi una fiaba su una lacrima.


9)      Ci doni un piccolo l’incipit che ci lasci la voglia di leggere?
La fiaba inizia con una breve filastrocca che dà poi il via alla storia. La filastrocca iniziale è questa:
Il Guardalacrime conta e ne manca una:
perbacco, questa sì è vera sfortuna!
Bisogna trovarla, ma dove sarà?
Triste e pensosa, nei guai finirà!
Basta parlare, seguiamo la storia.
E speriamo che tutto si risolva in gloria…


10)  Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, con cosa lo accompagneresti? Cioccolata calda o the? Caffè o camomilla? Biscotti o torta? Panettone o Pandoro?
Una cioccolata calda ci sta sempre bene, specie se la si condivide con dei bambini. Io, poi, sono un’amante dei dolci in generale. Quindi direi sì a tutti quelli che hai citato: biscotti, torta, panettone e pandoro. Non tutti in un’unica volta, eh! Però, visto che le Feste natalizie son lunghe e si può tirare fino alla Befana…


Consiglio questa fiaba a chi vuole avvolgersi in un morbido tepore, e gustare un BON BON di parole

Vi è piaciuta l'intervista?
Ora conosciamo l'autrice

Vanessa Navicelli è cresciuta coi film neorealisti italiani, con le commedie e i musical americani, coi cartoni animati giapponesi, coi romanzi dell’Ottocento inglese e coi libri di Giovannino Guareschi. (Be’, sì… anche coi suoi genitori.) 
Crede nella gentilezza. E nell’umorismo. Forse è umoristico credere nella gentilezza.
Sottoscrive quello che diceva Frank Capra: “Con humour e affetto si favoriscono, a mio avviso, i buoni istinti. Sono un tonico per il mondo intero.” È convinta che dal bene nasce il bene. E le piace raccontarlo.
Dal 2014 ha iniziato la sua avventura come autrice indipendente, con la fiaba di pace Un sottomarino in paese (ebook e cartaceo, italiano e inglese). Il suo ultimo libro, appena uscito, è la fiaba illustrata Mina e il Guardalacrime.



LINK       www.vanessanavicelli.com




giovedì 29 dicembre 2016

SOTTO L'ALBERO di NATALE con DOROTEA DE SPIRITO autrice di FIRE, Noi siamo il fuoco, Fanucci Editore, 2016

con 
DOROTEA DE SPIRITO

FANUCCI Editore
Collana: Narrativa
Cartaceo: €14.90
E-Book: 1,99
Pagine: 304

Trama: In seguito a una guerra il mondo conosciuto è andato distrutto e la popolazione sopravvissuta si è rifugiata a Technè, una città tecnologicamente avanzata dove la vita ha un solo scopo: il mantenimento dell’ordine. Ma l’equilibrio e la pace esigono un caro prezzo: nella nuova società è vietata ogni forma d’arte e creatività, i sentimenti e le passioni sono negati perché capaci di offuscare le menti e indebolire il consenso, mentre i detrattori sono fatti sparire e accusati di Pazzia. Karis, la giovane figliastra del Guardiano la cui madre è scomparsa in circostanza misteriose, non accetta che il ricordo e i sentimenti siano perduti, la creatività imbrigliata e i giovani trattenuti come animali da ammansire. Così, quando a una festa clandestina incontra Sun, non negherà a sé stessa ciò che prova. Attraverso quel ragazzo dall’aspetto angelico ma circondato da un’aura misteriosa, Karis e i suoi amici presto inizieranno a scoprire che fuori le belle mura di Technè, e nel cuore stesso della città perfetta, si nasconde qualcosa di temibile e pericoloso...



1)      1) Come è il tuo rapporto con il Natale? Natale è bellissimo, è una festa meravigliosa e quest'anno lo sento di nuovo tanto e nella sua forma migliore: non vedo l'ora di tornare a casa e passare del tempo con la famiglia e gli amici, penso che in un mondo sempre più frenetico le belle tradizioni vadano riscoperte e protette perché ci concedono di fare cose magnifiche che dando per scontate rischiano di perdere
2) Presepe o albero, perché? Presepe e albero, e poi ghirlande, nastri, fiocchi, pupazzi ... le decorazioni sono una delle parti che preferisco, la casa deve vestire il suo abito natalizio! Ma ho avuto una bravissima maestra, a casa nostra le decorazioni natalizie occupano un'intera stanza
3) Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché? Raccontaci un aneddoto natalizio. Bisogna credere a Babbo Natale orgogliosamente finché si è bambini, e dal momento che questo ha ben poco a che fare con l'età anagrafica ognuno é libero di dilatare questa fase quando preferisce. Ho tanti aneddoti divertenti o piacevoli, una volta da bambina ero in montagna e mi era stato detto che i regali sarebbero comparsi sotto l'albero del terrazzo, allora ho pensato bene di trascorrere la sera con gli occhi fissi su quell'albero senza distoglierli neanche un secondo, be’ i regali sono effettivamente comparsi in un secondo, è tutt'ora strano a pensarci
4)  Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri? Mi piace molto fare regali, penso di essere molto brava a sceglierli e trovarli; mi piace riceverli se sono ben pensati e per questo preferisco le sorprese
5) Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata? Mi piace ricevere libri ma preferisco sceglierli da sola, spesso non sono riuscita a leggere libri regalati da altri ma spesso il mio papà ci ha preso in pieno.
6) Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale? Consiglio il mio ultimo libro: Fire, noi siamo il fuoco, un bella storia avvincente ma profonda sull'importanza di custodire anima, coraggio, amore e ricordi in un mondo dove sembra che tutto questo sia vietato
7) Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto? È una lettura adatta a tutti dai migliori lettori: i ragazzi, fino agli adulti, una storia dove perdere e ritrovare qualcosa di se stessi, sull'importanza dei ricordi e dell'essere giovani e un po' folli pur di rimanere se stessi, contro un mondo che cambiando vorrebbe annullarci
8) Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia?  Mi è piaciuto molto scriverlo e la sua elaborazione è durata quasi due anni fin da quando ho incontrato uno dei protagonisti (ma non vi dirò quale) e ho iniziato a ragionare sui simboli e sull'idea del fuoco come amore, furore, carattere e tutto quello che può opporsi a questa triste tendenza, già attuale, di un mondo che punta solo al progresso e allo sviluppo economico. Se anche voi ogni tanto avete temuto di perdere la vostra follia, il vostro fuoco che vi brucia dentro, qualunque esso sia, leggete questo libro 🙂
9) Ci doni un piccolo estratto che ci lasci la voglia di leggere?  "siamo diversi dai bambini che eravamo e siamo diversi dagli adulti che saremo, siamo pericolosi e bellissimi, non esiste niente come noi. Noi siamo l'eccesso, il dubbio, il dettaglio che impazzisce, la goccia che straborda. Noi non saremo sempre così, pochi istanti paragonati al tempo e alla vita intera, ma in quegli istanti bruciamo come la più viva fiamma. Noi siamo il fuoco"
10) Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, con cosa lo accompagneresti? Cioccolata calda o the? Caffè o camomilla? Biscotti o torta? Panettone o Pandoro?  Direi il the, una bella tazza di the con zucchero o limone ... i lettori capiranno

Vi è piaciuta l'intervista, vi incuriosisce il libro? Ora è in e book a soli 1, 99 euro, fatevi un regalo con le mance di Natale. Io l'ho letto e l'ho trovato veramente originale, molto avvincente e capace di affrontare temi profondi con uno stile inconfondibile e poetico.

Breve biografia dell'autrice Dorotea De Spirito



Dorotea De Spirito è nata a Viterbo nel 1991. A sedici anni ha esordito con il romanzo bestseller Destinazione Tokio Hotel, pubblicato da Mondadori e tradotto in diversi Paesi, tra cui Francia, Germania, Slovenia, Lettonia, Turchia.  Sempre per Mondadori sono usciti anche i romanzi Angel, Dream e Devilish, che hanno venduto oltre 40.000 copie e conquistato un vasto pubblico. Con Fire. Noi siamo il fuoco, Dorotea De Spirito debutta nel catalogo Fanucci 2016